Costruzione del mandala


Nel 1994, al Castello del Parco Regionale della Mandria di Venaria (To), grazie a una consistente campagna pubblicitaria che richiese molta energia e costante impegno, è stata portata all’attenzione dei torinesi una importante manifestazione durata un mese e organizzata dal Centro Buddha della Medicina con l’aiuto di sei monaci del monastero Sam-Teling di Kathmandu.
Durante la manifestazione è stato possibile ascoltare recite di mantra e musiche rituali eseguite dai monaci con strumenti tantrici tipici, quali le lunghe trombe, i damaru (tamburi), etc. Svariate conferenze hanno spiegato i vari aspetti dell’importante opera condotta dai monaci e, più in generale, tutto ciò che si poteva ammirare o ascoltare nell’ambito della manifestazione. Sono state date anche alcune semplici nozioni connesse alle diverse forme di ritualità, come per esempio, la spiegazione delle danze Cham.
Il compito più importante dei monaci è stata però la costruzione, nell’arco temporale di un mese, di due mandala di sabbia, uno dei quali è stato poi distrutto e le polveri, raccolte in un urna, sono state gettate nel fiume Po, arricchendo così le sue acque dell’energia pura della divinità.
Durante la costruzione dei mandala di Yamantaka, che ha richiesto speciale perizia, concentrazione e infinita pazienza, i monaci hanno recitato mentalmente i mantra relativi alla divinità che avrebbe preso possesso di questo mandala e a seguito di pratiche specifiche condotte dal ven. Lama Gangchen Tulku Rinpoche, alla conclusione dell’opera dei monaci, è stata così conferita, a circa 1.000 persone presenti, l’iniziazione relativa alla divinità di Yamantaka, la divinità che sconfigge la morte (letteralmente «colui che ha sconfitto Yama», il signore della morte). Il ven. Lama Gangchen, durante tale iniziazione, ha sottolineato la corrispondenza, la similitudine e il legame sottile tra l’energia di Yamantaka e quella del Toro, simbolo di Torino. Grazie ai 13 mila visitatori si sono potuti così raccogliere i fondi che sono stati devoluti ai monaci per la ricostruzione totale del loro monastero in Nepal e la costruzione di un Centro di cura a Kathmandu per tutti i bisognosi, progettato per integrare nella pratica la tradizione medica orientale con quella occidentale.

Tale mandala è visibile ancora oggi nei locali del Centro.

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