Estratto dell’insegnamento di Giovedì 8 gennaio 2015

L’insegnamento del Buddha è un invito a conoscere in profondità la nostra mente, questo è un metodo ben preciso seguito da tutti i Maestri che dopo il Buddha hanno trasmesso la sua parola. Così facendo l’insegnamento è sempre come una sorgente di acqua pura, un flusso pulito, non contaminato, specifico per ogni essere. 
La stessa cosa avviene nel nostro Centro: ciò che viene trasmesso è sempre contestuale a una stretta interdipendenza tra Maestro e discepolo; ci sono delle frasi pronunciate dal Maestro che il discepolo stesso può sentire come speciali e specifiche che possono far scattare un aspetto di liberazione della sua mente.
Per questo è importante imparare a prendere sempre accuratamente appunti di quanto viene trasmesso dai Maestri, per poi rileggerli e meditarli. Infatti la freschezza dell’insegnamento resta inalterata, anche dopo anni, e da quanto abbiamo annotato possono emergere dei significati che non avevamo colto prima.
Nel Dharma c’è l’ascolto, la pratica e il seguire un percorso di trasformazione della mente riconoscendo le nostre pulsioni afflittive che conducono alla sofferenza, per cambiare ciò che non ci piace di noi stessi.
Questi percorsi si chiamano Autoguarigione, perché la Guarigione non è riportare in salute un organo malato (questo è cura), ma Guarigione è un qualcosa di molto più alto, che ci porta alla Liberazione definitiva, alla realizzazione della natura della nostra mente, all’illuminazione.
Il Buddha ha insegnato tre sentieri, tre diversi percorsi per un’evoluzione spirituale.
Il primo è il “Piccolo Veicolo” o “Hīnayāna”, il sentiero degli antichi, un insegnamento adatto a una persona che vuole isolarsi dal resto del mondo per concentrarsi su se stessa ed evolvere in ambito spirituale. I monaci che seguono questo tipo di percorso hanno uno stile di vita molto austero, praticano la rinuncia al mondo ordinario, vivendo in isolamento e in povertà, accettando di sostentarsi solo con le offerte della comunità, diventano così molto abili nella concentrazione: la loro mente diventa molto controllata, stabile, imperturbabile.
Il secondo sentiero che il Buddha ha trasmesso è un percorso più ampio, di relazione con gli altri, chiamato “Grande Veicolo” o “Mahāyāna”, adatto a tutti coloro che sentono di poter fare qualcosa di positivo per se stessi ma anche per gli altri, abituandosi all’esercizio della pazienza e della concentrazione. Praticando il Dharma con gioia, e con l’atteggiamento dello “sforzo entusiastico”, ci si prende cura degli altri con gentilezza, attuando in sintesi le qualità chiamate “Sei Perfezioni”.
In questo percorso il praticante si abitua ad una cosa fondamentale che non è spontanea nella mente: la relazione senza il condizionamento del tornaconto diretto che si ha nelle relazioni comuni.
Attraverso il Sentiero del Bodhisattva, la mente acquisisce la capacità di comporre le relazioni in modo corretto, per esempio praticando la “Perfezione della Pazienza” il discepolo impara ad ascoltare gli altri, ad aspettare prima di parlare, impara a rispettare il loro sentire e agire, senza dire loro cosa debbono o non debbono fare. Attraverso la “Perfezione della Concentrazione” il praticante può diventare molto acuto nell’osservazione del proprio comportamento e di quello degli altri, acquisendo un punto di chiarezza sulle relazioni.
Il Buddha ha poi dato un ulteriore percorso, quello del “Tantrayāna”, che situandosi nella visione “Mahāyāna”, permette la trasformazione della mente.
Tutte le relazioni, essendo immerse nel contesto del samsara, hanno un marchio di contaminazione: se osserviamo ciò che accade intorno a noi verifichiamo che spesso molti non sanno relazionarsi tra di loro, non conoscendo così cosa sia un’autentica relazione di felicità.
L’aspetto della corretta relazione ci coinvolge in prima persona nella pratica del Dharma che, se ben creata, porta a una trasformazione positiva della nostra mente; altrimenti, non partendo da questa base, con lo scorrere del tempo rimaniamo sempre aggrappati alla stessa visione contaminata dove le relazioni sono “difficili” perché ognuno tende a fissare i propri comportamenti e a filtrare tutte le relazioni attraverso ciò. Così facendo niente potrà veramente funzionare della nostra pratica spirituale. Questo è un percorso di Guarigione, questo è l’autentico insegnamento del Buddha.
La relazione deve avere qualcosa di fresco: se inizia a diventare abitudinaria, stantia, dobbiamo fare qualcosa per cambiarla, cercare di comprendere ciò che avviene, osservare, cercare di centrare cosa rappresenta per noi quella relazione, qual è la nostra motivazione profonda per essa.
L’aspetto fondamentale è la mente, solo analizzando se stessa la mente può trasformarsi.











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