Conversazioni sul Dharma
Le domande e le risposte più frequenti
In questa sezione puoi trovare le risposte alle domande più frequenti che vengono poste in merito a due argomenti principali: la medicina tibetana e informazioni generali sul Dharma.
La medicina tibetana
- Quali sono le origini della Medicina Tibetana?
- Al Centro ho visto appesi dei tangka su cui erano disegnati degli alberi con delle scritte e immagini sulle foglie: cosa rappresentano?
- Per la medicina tibetana le malattie da cosa dipendono?
- Cos'è il Ran bZhin (pr.: ran-scin) in medicina tibetana?
- Quali sono i sintomi delle malattie in relazione al comportamento dei tre umori?
La medicina tibetana è un'antica arte di guarigione in cui s'intrecciano elementi dell'Ayurveda dell'antica India, della medicina tradizionale cinese,
di un ramo della medicina greco-persiana, dello sciamanesimo, ma soprattutto dei valori spirituali della cultura buddista.
Il buddismo infatti è un sentiero per la salvezza che vede la sconfitta della malattia come liberazione
dal ciclo infinito di vita, morte e rinascita. Il primo insegnamento che il Buddha diede, dopo la sua illuminazione, fu proprio quello delle « 4 Nobili Verità »:
la sofferenza esiste, la sofferenza è causata, la sofferenza si può eliminare, esiste una via che conduce alla sua eliminazione. Esse rispecchiano la stessa logica
che caratterizza la diagnosi medica e si legano perfettamente al dovere del medico tibetano: egli può dare consigli, diete, far capire la validità di un comportamento
rispetto a un altro, il valore delle parole o del tacere.
Nella società moderna molte persone hanno problemi mentali e circa l' 80 per cento soffre di problemi psicologici: gli insegnamenti del Buddha sul «funzionamento»
della mente valgono quindi a maggior ragione per i tempi moderni, perché aiutano a rendersi conto di come funziona veramente la
mente e fanno meglio comprendere come passare da uno stato di depressione a uno di gioia.
E tutto ciò è possibile perché l'insegnamento buddista parte proprio dalla sofferenza per arrivare alla sua trasformazione: i discorsi legati al
mentale,
al filosofico, al fisico, sono tutti strettamente connessi per il Buddha. Ecco perché egli è il vero maestro, il Maestro Principale; perché, se così non fosse,
non avrebbe potuto ottenere l'illuminazione.
Negli insegnamenti di medicina tibetana, e più precisamente nel «Tantra Radice», il primo dei quattro Tantra che trattano tutti gli aspetti relativi alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura delle malattie,
vengono utilizzati, come se fossero dei veri e propri testi di studio, tre tangka (dipinti) specifici. Su ognuno di essi è rappresentato un albero, al fine di esaminare i tre aspetti fondamentali di tutta questa antica arte di cura:
il primo tangka rappresenta l'albero della fisiologia e patologia, il secondo quello della diagnosi e il terzo quello delle terapie.
Si parte quindi dal primo tangka in cui il Buddha della Medicina dà gli insegnamenti sulla base di domande e risposte in merito a tutto ciò che è fisiologico nell'essere umano e a come si forma una patologia per arrivare
al terzo dove Menla (altro nome con cui è conosciuto questo Buddha) riassorbe in sè la propria manifestazione con cui ha iniziato l'insegnamento.
Nei tre tangka vengono usate varie immagini e simbologie, primo tra tutti l'albero, che dà l'idea di come una cosa si possa sviluppare, partendo da un ambiente e da una base e diramandosi in rami, rametti, foglie e frutti.
Per le foglie sono stati utilizzati i colori blu, giallo e bianco per indicare gli aspetti relativi agli umori vento, bile e flemma, mentre i colori dei cinque elementi compaiono nei tronchi e nei rami a significare che la nostra vita
si sviluppa sulla loro base.
Analizzando e confrontando i tre dipinti, si nota subito che il numero dei rami principali o tronchi varia: da due nell'albero della fisiologia e patologia, a tre in quello della diagnosi e a quattro in quello della terapia;
questo sta a indicare un progressivo aumento della complessità delle materie trattate: dalla relativa semplicità della fisiologia, si passa alla complessità della patologia e quindi alla conseguente necessità della diagnosi
e della terapia.
A proposito poi dello schema basilare, nel primo tangka, sul tronco della fisiologia non alterata, si nota come, attraverso il rispetto dell'equilibrio dei tre umori, del processo dei costituenti - cioè della raffinazione,
della assimilazione e trasformazione del cibo - e dei processi escretori, ci siano le condizioni per ottenere e mantenere uno stato di benessere fisico e mentale, base per poter raggiungere l'illuminazione.
Seguendo invece un percorso di disequilibrio, osservando nello stesso tangka il tronco della patologia, le cose si complicano e si rendono necessari gli strumenti della diagnosi per arrivare ad applicare una serie di terapie utili
al recupero della salute.
Nel secondo albero, quello della diagnosi, sono invece schematizzate le tre principali modalità diagnostiche utilizzate dalla medicina tibetana: l'osservazione visiva del paziente, l'esame del polso e l'anamnesi,
cioè la diagnosi effettuata attraverso l'ascolto delle risposte del malato a specifiche domande sui sintomi e sulle abitudini alimentari e comportamentali.
L'albero della terapia, quello conclusivo, è formato da un tronco principale che si divide in quattro rami che rappresentano gli ambiti di terapia: il cibo, il comportamento, le medicine e i trattamenti esterni.
I primi due riguardano situazioni più legate a abitudini di vita, dove l'assunzione corretta di certi alimenti piuttosto che altri e atteggiamenti comportamentali corretti diventano terapia e permettono di riequilibrare gli umori.
Gli ultimi due riguardano invece la cura e la riduzione degli squilibri con azioni più specificatamente terapeutiche (medicine derivate da piante medicinali e varie sostanze, uso di processi catartici, massaggi, moxa, ecc.).
Nel Tantra medico tibetano viene affrontato in modo molto completo il tema della malattia e della sofferenza e si dice che tutte le malattie degli esseri
senzienti non avvengono mai per caso, non sono un evento fortuito, ma sono sempre causate da eventi determinabili.
Questi eventi vanno molto al di là della visione tradizionale della medicina occidentale in quanto le malattie non vengono considerate solo come aggressioni da parte di virus, batteri o eventi degenerativi
cellulari, ma vengono anche considerati e valutati ulteriori elementi quali, per esempio gli atteggiamenti mentali, i comportamenti, la dieta, le interazioni con l'ambiente esterno.
Nel Tantra Esegetico si parla di due tipologie di cause delle malattie: primarie e secondarie.
Sembrerà strano al lettore occidentale considerare tra le cause primarie un difetto mentale quale l'ignoranza, considerata la «madre» di tutte le 404 malattie.
Qui per ignoranza si intende la mancanza di conoscenza del rapporto di causa/effetto, ovvero il non rendersi conto che ogni azione, anche mentale, produce un risultato a livello
fisico, per cui si può considerare la malattia come il risultato di diversi fattori interdipendenti tra di loro. Anche tutte le emozioni, come la rabbia,
il desiderio, l'orgoglio e la paura hanno una relazione con le malattie e alle emozioni sono profondamente legati i tre umori, che rappresentano l'essenza della costituzione di ogni individuo.
In quest'ottica il primo dei tre umori, il vento, nasce dal desiderio; il bile, il secondo umore, nasce dalla rabbia; e il flemmma, il terzo umore, nasce dall'ottusità.
La Medicina Tibetana è soprattutto una medicina preventiva e dà enfasi al rispetto di cose molto semplici che spesso, per i tempi moderni, è difficile mantenere.
Per esempio, è essenziale mangiare cibi di stagione, vestirsi adeguatamente al clima, evitare gli eccessi e cercare di mantenere in equilibrio la propria costituzione
umorale. Se questo non avviene si manifestano le malattie. Qui il termine «eccesso» si riferisce ai comportamenti squilibrati quali, per esempio,
scambiare il giorno per la notte (tipico dei soggetti vento), mangiare eccessivamente (tipico dei soggetti bile) e condurre una vita troppo sedentaria (tipico dei soggetti
flemma).
Oltre a queste cause generali di malattia vengono poi analizzate ulteriori e più approfondite cause secondarie legate all'aspetto umorale di ogni individuo. Per il Tantra,
l'individuo vento, che per sua natura è sempre in movimento come il vento esterno, si squilibra facilmente se si nutre troppo o troppo poco, se assume bevande gassate, the o caffè,
se si muove troppo o parla troppo velocemente, se svolge troppe attività, se dorme poco, se si lascia andare al pianto e alla disperazione. Un individuo bile invece, che per sua
natura «prende fuoco facilmente» e vive la vita con passione, aumenterà il suo fuoco interiore facendo eccessivi sforzi fisici sotto il sole, provando eccessiva
ira o collera, vivendo situazioni competitive, nutrendosi di cibi troppo nutrienti e piccanti. Un individuo flemma infine, che per sua natura è molto statico e fermo come l'acqua
sotterranea, aumenterà il suo flemma interno se si muoverà poco, se mangerà cibi troppo grassi, dolci e freddi, se dormirà troppo o se stazionerà in luoghi
freddi e umidi.
La sfida di noi uomini moderni sta proprio nel cercare di integrare queste antiche conoscenze nella vita di tutti i giorni per ottenere uno stato di benessere e di salute
psico-fisica ottimale.
Nella medicina tibetana un aspetto essenziale per la cura è costituito dal Ran.bZhin: nella lingua tibetana ran significa «io», mentre
bzhin
significa «essenza, sostanza».
Ran bZhin può quindi essere tradotto come «la mia essenza», ovvero «il programma originario» che caratterizza
ogni essere.
Ogni essere infatti ha delle caratteristiche personali e delle propensioni che lo differenziano dagli altri e che derivano proprio dal Ran bZhin, che si struttura al momento
del concepimento dall'unione dell'energia femminile e maschile sulla base del karma. Diventa quindi molto importante conoscere il proprio Ran bZhin, sia
per approfondire la propria conoscenza personale, sia per individuare corretti approcci di cura, sia per sviluppare il percorso spirituale.
Ci sono 7 tipologie di Ran bZhin definite dalle differenti combinazioni dei tre umori (vento, bile e flemma) che sono le basi costituzionali dell'organismo e che, se squilibrate, portano a uno stato di malattia.
Nell'ambito della medicina tibetana l'intento principale di ogni cura fisica e spirituale è quello di ripristinare tale equilibrio, di avvicinarsi al Ran bZhin
originale e di mantenerlo nel tempo. Nei testi vengono riportate sette tipologie differenti: vento, bile, flemma, bile-flemma, bile-vento, flemma-bile, vento-bile-flemma. La
combinazione delle differenti basi umorali caratterizza le tipologie in base alle proprietà dei tre umori.
Nello specifico, l'umore vento identifica una personalità dedita al movimento, loquace, fisicamente alta e magra, veloce nel pensiero. L'umore bile è determinato,
caparbio, ambizioso, fisicamente atletico, con una parola chiara e una mente critica. L'umore flemma è invece lento, pigro, con tendenza a ingrassare, stabile mentalmente
e di parole gentili. Ognuno di questi tre umori è anche connesso ai tre difetti mentali: desiderio per il vento, avversione per il bile, ignoranza per il flemma.
Per determinare il Ran bZhin si utilizzano differenti metodologie. Si inizia con un'accurata anamnesi attraverso domande
che indagano comportamenti e sintomatologie, per utilizzare poi strumenti diagnostici più specifici propri della cultura tibetana, come la diagnosi dei polsi e l'analisi
delle urine.
Nel Ran bZhin la sapienza della medicina tibetana che è giunta fino a noi si diffonde così a beneficio di tutti gli esseri.
All'interno di ogni organismo la medicina tibetana si basa sulla conoscenza e sull'equilibrio dei tre umori vento (rLung) - bile (Khrispa) e flemma (Bad.kan)), che quando
sono instabili e hanno la natura della malattia vengono chiamati «Nyes.pa», cioè «difetti».
Risulta quindi molto interessante analizzare come questo tipo di medicina descriva dettagliatamente la malattia in relazione all'eccesso o alla diminuzione dei tre umori e conseguentemente come evidenzia
il sintomo che rappresenta il filo diretto con la causa profonda della patologia.
Nell'analisi delle patologie più frequenti dovute all'alterazione dei tre umori è quindi possibile fare una distinzione a seconda dell'umore squilibrato:
- Tra i sintomi più evidenti conseguenti all'aumento dell'umore Vento si potranno avere capogiri, alterazione del sonno, stati ansiosi, attacchi di panico, senso di allontanamento dalla realtà,
progressiva chiusura in se stessi, perdita di memoria. In caso di deficienza di questo umore si avranno invece una serie di sintomi tra i quali stanchezza (soprattutto mentale), pigrizia nel movimento,
debolezza nel parlare, raucedine, vuoti di memoria. Per rilevare questi squilibri, sia in eccesso che in difetto, la medicina tibetana si avvale di alcune metodologie come l'analisi del polso, l'esame delle urine (che avranno molti
vapori, bollicine scoppiettanti e colore tendenzialmente chiaro) e l'osservazione della lingua.
- L'umore bile invece potrà manifestare in eccesso cambiamenti
di comportamento alimentare con tendenza a diventare eccessivo, aumento del calore corporeo, diarrea episodica, feci tendenti a un colore simile all'ocra, urina molto carica, sclere degli occhi giallastre, lingua ricoperta di patina giallastra.
La diminuzione dell'umore bile potrà invece provocare perdita di peso e di calore corporeo e cambiamento peggiorativo della colorazione della pelle. Le patologie più frequenti potranno essere:
dolori alla testa, secchezza oculare e delle narici, dolori di stomaco, acidità, bocca amara, pressione alta (anche quella oculare).
- L'umore flemma in eccesso potrà manifestare senso di pesantezza dopo aver pranzato, difficoltà di digestione, senso di freddo in tutto il corpo e alla testa, pigrizia, pesantezza mentale,
tendenza a procrastinare le decisioni, sonnolenza, apatia, eccesso di saliva,
catarro, carnagione pallida, tendenza alla poca ventilazione. Nel caso di diminuzione dell'umore flemma invece i sintomi saranno simili a quelli dell'aumento dell'umore vento: vertigini, palpitazioni cardiache,
debolezza nelle articolazioni. La lingua si presenterà patinata e biancastra con saliva dolce, urine chiare e prive di vapore, con una certa oleosità. Nei casi più gravi si potranno manifestare anche gonfiori alle spalle,
alle braccia, alle gambe, a mani e a piedi. Potrebbero anche esserci formazioni cistiche in varie zone del corpo e sindrome del tunnel carpale.
Tutto l'argomento fin qui affrontato è molto vasto e di grande interesse e quanto è stato scritto vuole essere solo il primo di una serie di risposte che si spera appassioneranno il lettore e saranno
motivo di approfondimento ulteriore.
Il dharma
- Per quale ragione il Buddha ci ha offerto gli insegnamenti?
- Che cosa vuol dire che il Buddha diede «tre giri della ruota del Dharma»?
- Che cos'è il Nobile ottuplice sentiero?
- Quando sono venuto per la prima volta al Centro, è stata un'esperienza interessante, ma perchè mi avete chiesto di spegnere il mio telefonino? Avrei potuto soltanto staccare la suoneria! Anche se non è una domanda di Dharma, mi potreste rispondere?
- In parecchie delle vostre attività leggo il termine Ngal-gSo. È possibile sapere che cosa significa?
- Un mio amico ha partecipato a una serata di meditazione nel vostro centro, mi ha raccontato diverse cose e mi ha parlato delle prosternazioni. Che cosa sono? Può dirmi due parole al riguardo?
- Perché nel buddismo si dà così enfasi alla respirazione?
L'unica ragione per cui ci ha donato gli insegnamenti è quella di aiutarci a realizzare, così come lui ha fatto, la nostra vera natura e quindi di uscire dalla sofferenza del samsara.
L'essenza del suo insegnamento è legata alla legge della «originazione dipendente» che stabilisce che tutti i fenomeni (oggetti, persone, situazioni,...) sono impermanenti, cioè nascono e terminano,
e che ogni fenomeno non è indipendente, ma è strettamente causato dagli altri: noi nasciamo da dei genitori; dopo il giorno viene la notte e poi ancora il giorno; se compiamo una certa azione questa produrrà degli effetti
che si riverbereranno su di noi....
Purtroppo le persone si attaccano ai fenomeni pensando, a torto, che siano durevoli e immutabili e così nascono le nozioni erronee circa l'esistenza di un «io» stabile e indipendente, del concetto di «mio», cioè
della visione dualistica di «altro da me» che in qualche modo diventa «mio»: cose, persone, oggetti che mi appartengono, che desidero, a cui mi attacco.
Il Buddha, nella sua visione e con i suoi insegnamenti, non intendeva creare una nuova religione o una nuova filosofia, ma un metodo per aiutarci a comprendere e a scoprire la verità assoluta, la completa saggezza che sconfigge l'ignoranza,
causa primaria di tutti i difetti mentali, a loro volta causa di sofferenza. E il metodo che ci indica è quello della meditazione che, fatta in modo sempre più approfondito e con gli appositi corretti insegnamenti, permette di rimuovere
ogni traccia di ignoranza per far sì che la saggezza e la compassione emergano e possano essere realizzate.
Si dice che, quando diede gli insegnamenti, il Buddha girò la ruota del dharma per tre volte, cioè diede insegnamenti di tre livelli differenti:
- nel primo giro egli negò l'esistenza di un sè permanente e insegnò le quattro nobili verità: la verità della sofferenza, delle sue cause, della sua cessazione e di come realizzarla, per mezzo del
«Nobile ottuplice sentiero». Secondo il grande commentatore Nagarjuna, lo scopo era quello di contrastare le azioni nocive e di non abbracciare le visioni eternaliste e nichiliste: l'eternalismo ci fa credere nell'esistenza
di un sè dipendente e permanente, mentre il nichilismo nega il rapporto tra un'azione e le sue conseguenze;
- nel secondo giro della ruota del dharma introdusse i primi insegnamenti legati alla vacuitè dei fenomeni e insegnò i «Sutra della saggezza» che identificano in modo dettagliato l'ignoranza, l'attaccamento e le varie
forme delle afflizioni mentali. L’'insegnamento sulla vacuità venne presentato per contrastare l'attaccamento a un «io» e a dei fenomeni intrinsecamente esistenti;
- nel terzo giro della ruota del dharma, parlò delle qualità radiose della natura della mente. Vennero divulgati insegnamenti specifici su tecniche di meditazione per potenziare la saggezza che realizza la vacuità.
Corrisponde all'ultima delle «Quattro nobili verità», con cui il Buddha ha offerto ai suoi discepoli il percorso di liberazione dalla sofferenza.
Secondo la tradizione, questi insegnamenti rappresentano il primo sermone del Buddha Shakyamuni, tenuto al Parco delle gazzelle di Sarnath, vicino a Varanasi (detta anche Benares), all'età di 35 anni, dopo che nei pressi
del villaggio di Bodhgaya (nell'odierno stato del Bihar) aveva raggiunto l'illuminazione.
Il Nobile ottuplice sentiero è costituito da:
1. Retta visione, è il riconoscimento delle Quattro nobili verità attraverso la loro corretta conoscenza e la conseguente loro corretta visione.
2. Retta intenzione, è il corretto impegno sostenuto dalla retta visione nel padroneggiare le Quattro nobili verità, e dalla compassione per tutti gli esseri.
3. Retta parola, è l'assunzione della personale responsabilità delle nostre parole, ponendo attenzione nella loro scelta e ponderandole in modo che esse non producano effetti nocivi sugli altri e di conseguenza a noi stessi;
ciò significa anche che il nostro agire deve essere improntato al nostro parlare e corrispondere ad esso.
4. Retta azione, è l'azione non motivata dalla ricerca di egoistici vantaggi, svolta senza attaccamento verso i suoi frutti.
5. Retto modo di vivere, è vivere in modo equilibrato evitando gli eccessi, procurandosi un sostentamento adeguato con mezzi che non possano arrecare danno o sofferenza agli altri. Questo comporta anche la corretta padronanza
delle proprie intenzioni, in modo che esse siano sempre orientate e dirette lungo la linea mediana di condotta di vita, lontana dagli estremi dell'ascetismo e dell'edonismo.
6. Retto sforzo, è lasciare andare gli stati non salutari e coltivare quelli salutari. Significa anche confidare nella bontà della propria pratica buddista perseverando con un corretto ed equilibrato impegno nello sforzo,
motivato dalla fede che al buddista praticante proviene dai risultati ottenuti nell'avanzamento lungo il percorso della propria personale realizzazione spirituale e nell'avanzamento verso una sempre maggiore capacità di esercitare
la corretta azione nella propria pratica.
7. Retta presenza mentale, è la capacità di mantenere la mente priva di confusione, non influenzata dalla brama e dall'attaccamento
8. Retta concentrazione, è la capacità di mantenere il corretto atteggiamento interiore che porta alla corretta padronanza di sè stessi durante la pratica della meditazione.
Tutto ciò che facciamo nella nostra vita, in qualunque luogo, e soprattutto come e perchè lo facciamo, è Dharma!
Se una persona ha la reperibilità sul lavoro oppure problemi familiari, ovviamente può lasciare il cellulare acceso; ma in tutti gli altri casi, ti prego di riflettere su alcuni punti:
1) Vieni al Centro per meditare, per imparare delle tecniche per «ripulire» la tua mente, per cercare delle risposte ai tuoi interrogativi spirituali ed esistenziali, ecc.; dunque è un momento e uno spazio solo TUO,
in cui tutte le altre persone, anche le più care, devono fare un passo indietro. Forse lo spegnere il cellulare potrebbe essere un modo - per te e per gli altri - di delimitare questo spazio?
2) Il cellulare è uno strumento utilissimo, che ha contribuito a salvare molte persone e risolvere gravi situazioni; ma se fino a pochi anni fa non esisteva, perchè oggi spesso lo usiamo ossessivamente? Forse potrebbe
essere un utile esercizio di riflessione sui nostri attaccamenti; sul perchè dobbiamo sentirci sempre a «disposizione» di altri, però non in senso positivo per fare qualcosa di beneficio per loro, ma solo perchè
non riusciamo a staccare dal lavoro; perchè perdiamo tempo prezioso in futili chiacchiere; forse perchè abbiamo paura di sentirci soli......
3) Infine, ma non meno importante, le onde elettromagnetiche emesse dai cellulari, secondo alcuni scienziati, hanno effetti negativi sull'organismo; quindi limitarne l'uso, potrebbe essere utile alla salute sia nostra,
sia di tutte le altre persone che sono accanto a noi nella sala di meditazione del Centro o in qualunque luogo.
Se ti interessano altre informazione sul rischio elettromagnetico, clicca qui sopra.
Ngal significa «lato oscuro, esaurimento e degenerazione».
In questa era degenerata, chiamata Kaliyuga, il «sorgere dipendente negativo» dei disturbi emozionali, causato dai sei veleni-radice, provoca l'inquinamento degli elementi e delle energie grossolane, sottili e molto
sottili. Il che vuol dire che la vitalità e le possibilità spirituali, individuali e collettive, vengono distrutte. L'energia negativa si irradia ovunque, avvelenando la società, l'ambiente, il pianeta, i corpi celesti,
l'universo. Il «sorgere dipendente negativo», che ha origine dagli squilibri dei grandi elementi esterni, disturba gli elementi interni del corpo e della mente di tutti gli esseri viventi.
Ngal sta quindi a significare che, a causa di questo effetto disturbante, il macrocosmo e il microcosmo (in altre parole il mondo e i suoi abitanti) sono profondamente inquinati e malati e l'essenza della loro energia vitale
è degenerata.
gSo significa invece «lato luminoso, guarigione e rigenerazione».
Nel Kaliyuga vengono rivelati innumerevoli sistemi di Autoguarigione Ngal-gSo (interni, esterni e segreti) attraverso l'unione degli yoga di Metodo e Saggezza e grazie al «sorgere dipendente positivo» determinato dalla
speciale
gentilezza e dalla dedica particolare di Guru Buddha Shakyamuni Vajradhara Tubwang Tendrelma, colui che è pienamente abile nel guarire. Questi metodi, combinati con l'energia di puro cristallo,
curano, trasformano, purificano e rigenerano l'essenza dei cinque elementi interni, esterni e segreti, con il risultato di incrementare e stabilizzare la nostra felicità, realizzando così la pace interiore e la pace nel
mondo. gSo significa quindi seguire il Sorgere Dipendente positivo rigenerando le pure essenze vitali e degli elementi del mondo e dei suoi abitanti e dissipando le cause e le condizioni negative.
La parola Ngal-gSo racchiude pertanto
l'essenza degli insegnamenti di Guru Shakyamuni Buddha Vajradhara sul sorgere dipendente, sul karma, sulla vacuità e sulla natura della realtà.
Buddha Shakyamuni disse: «Poiché le cose esistono in modo interdipendente, non ci può essere esistenza indipendente».
Le prosternazioni sono fatte per attaccare l'ego e sconfiggerlo, trasformandolo.
Quando si fanno le prosternazioni bisogna immaginare di avere di fronte a sé tutti gli esseri illuminati, vale a dire tutti quegli esseri che hanno grandi qualità: in particolare il Lama, che va visto come divinità tutelare o
protettore, e che viene visualizzato con l'intero campo dei meriti. Prostrandosi di fronte agli esseri illuminati occorre immaginare di ricevere due tipi di benedizioni: le benedizioni che purificano tutte le negatività e le
benedizioni che ispirano e sviluppano le proprie qualità interiori.
Chi non ha conoscenze specifiche, può visualizzare un essere illuminato a suo piacere, o in ogni caso un'immagine di pace.
Per fare le prosternazioni si devono inizialmente porre le mani giunte in tre punti del corpo, rispettivamente alla sommità del capo, alla gola e al cuore.
Quindi vi sono due modi di procedere: ci si può sdraiare proni a terra per tre volte, portando ogni volta le mani sul capo, oppure ci si può appoggiare al suolo semplicemente
toccandolo con 5 punti: il capo, le ginocchia e le mani.
Non vi è sostanzialmente differenza tra i due metodi: se però non si hanno problemi di spazio, si possono fare le prosternazioni in allungamento, anche se risultano essere più faticose.
Quando non si ha molto tempo a disposizione, basta fare anche solo tre prosternazioni al mattino e tre alla sera per riscontrarne beneficio.
Se si hanno problemi fisici, si può immaginare che raggi di luce provenienti dagli esseri illuminati di fronte a sé raggiungano la parte malata e rimuovano la malattia.
Puoi scaricare il file cliccando qui sopra per visualizzare le figure delle corrette prosternazioni.
La via principale del sentiero è la consapevolezza, e proprio la prima consapevolezza è data dal respiro.
Io inspiro ed espiro.
In tutte le mie emozioni io inspiro ed espiro, ogni attimo e ogni momento di quello che noi chiamiamo vita è unico e irripetibile, ed io inspiro ed espiro in ogni momento.
Qualsiasi sia il nostro credo, il nostro titolo di studio, il nostro lavoro o qualifica, noi respiriamo.
Con il respiro c'è vita, senza il respiro c'è morte.
Con il respiro si possono sentire le varie ostruzioni del proprio corpo e sentire quando vi sono dei blocchi.
L'importante è riappacificare la mente perché diventi ricettiva.
Se il respiro non scorre fluido e si ferma, nel suo cammino vi è un blocco.
In ogni momento e in ogni attimo della nostra giornata impariamo ad ascoltare il nostro respiro perché questa è la consapevolezza del «qui e ora».
Non vivendo mai l'attimo del presente, noi saremo costretti sempre a rubare qualche altra situazione.
Nel momento in cui noi creiamo il mandala dello scippo, noi creiamo il mandala del dualismo.
Nel momento in cui invece respiriamo e recuperiamo la nostra consapevolezza del «qui e ora», ecco che il respiro comincia ad allungarsi, a farsi più profondo e così, piano piano, controllandolo,
impareremo anche a controllare la nostra mente.
La nostra e-mail info@buddhadellamedicina.org è a tua disposizione per qualsiasi informazione desideri approfondire o notizia che vuoi segnalare.