La pratica di Manjushri nero, il Buddha della saggezza, è un potente antidoto che aiuta a trasformare le emozioni negative profonde e a purificare le negatività.
Il Bodhisattva Manjushri fu un perfetto discepolo del suo tempo che realizzò la Buddità mantenendo il voto di non entrare nel nirvana definitivo, rimanendo un bodhisattva per aiutare tutti gli esseri attraverso le sue realizzazioni e poteri.
Esistono molte forme di manifestazione del Bodhisattva Manjushri e ognuna di loro ha delle caratteristiche specifiche. Normalmente esso viene rappresentato con la spada di fuoco, che è un implemento di saggezza, che indica il suo potere «irato» perché taglia l’ignoranza in modo profondo e decisivo.
Manjushri nero è rappresentato irato, ma la sua ira non ha niente a che fare con la rabbia: sta a significare invece una particolare manifestazione della divinità che interagisce nel beneficio dei praticanti con modalità forti, acute e dirette, veloci e potenti.
Egli viene rappresentato mentre digrigna i denti e con la spada, in piedi, con una gamba avanzata rispetto all’altra, nell’atto di eliminare violentemente tutto ciò che si sovrappone allo sviluppo del Dharma per il praticante.
È avvolto da una pelle di tigre a rappresentare il controllo e il taglio dell’aggressività e dell’ego.
La pratica è stata trasmessa presso i locali del Centro qualche anno fa grazie all’ausilio della relativa sadhana, che è stato lo strumento base affinché il praticante potesse sempre più trasformare le apparenze illusorie.
Questo percorso, chiamato «la divina approssimazione» in quanto riguarda proprio la trasformazione delle apparenze illusorie, è un percorso graduale in cui viene insegnato che tutti hanno la natura luminosa del Buddha, ma è impossibile diventarlo se si percepiscono le cose e il senso dell’esistenza con una immediatezza pesante e materiale, utilizzando cioé i 6 sensi e le coscienze sensoriali che diventano così dei rafforzativi per una percezione di solidità che invece non esiste