Dharma, cioè l’insegnamento del Buddha, viene descritto poeticamente come una musica, una delizia per la mente.
Nella filosofia buddista la musica ha da sempre moltissima importanza, è un mezzo di meditazione fondamentale e può diventare un toccasana per il corpo e l’anima.
«E’ musica per le mie orecchie!»: non è un caso che si utilizzi questa espressione per dire che qualcosa ci è molto gradito.
Note e melodie sembra facciano bene non solo all’apparato uditivo ma anche al cervello, che reagisce alla musica attivando alcuni centri del piacere, gli stessi che vengono stimolati durante le cosiddette ‘attività gratificanti’, come mangiare, giocare, fare sport.
La musica si conferma così come un ‘linguaggio universale’ e si ritiene che la capacità di apprezzarla sia connaturata nelle persone ancora prima della nascita, nel grembo materno.
La musica porta in sé il miracolo della guarigione, del rilassamento per la mente e per lo spirito: ha difatti il potere di diminuire la rabbia, la gelosia, l’orgoglio, l’avversione e aumentare l’amore, la compassione, la pazienza, l’umiltà, tutte componenti della disciplina buddista.
Ed è proprio la musica, con il suo speciale potere di suscitare sentimenti e risvegliare emozioni che è alla base di queste serate: le note e le melodie del flauto, della chitarra e di altri strumenti accompagnano le parole del Maestro mentre legge e commenta alcuni brani, aforismi e sutra del Buddha.
Musica quindi per sognare, per rilassarsi e migliorare se stessi. Ma anche musica per diventare più generosi e aiutare chi soffre.