Le relazioni con gli altri
Un po’ di tempo fa ho ascoltato un insegnamento molto bello di Lama Michel sulla relazione con gli altri e mi ha molto colpito la frase con cui ha esordito: «Tutti noi nasciamo soli, viviamo soli, moriamo soli».
Che cosa significa?
Ho sempre pensato di avere attorno molte persone e di non essere mai veramente sola, ma riflettendo sulle parole di Lama Michel mi sono resa conto che esse sono veritiere poiché tutto quello che ci circonda può avere un’influenza su di noi, ma nessuno può decidere per noi stessi: le scelte, le situazioni, le esperienze di vita sono eventi che solo noi possiamo vivere.
Siamo noi che viviamo ogni momento della nostra esistenza: questo è un punto molto importante perché solo noi possiamo cambiare le situazioni della nostra vita, non possiamo aspettare che qualcun altro lo faccia al nostro posto.
Prima di relazionarci con gli altri dobbiamo perciò imparare innanzitutto a relazionarci con noi stessi e poi con il mondo esterno: solo noi abbiamo la possibilità di scegliere rispetto alla nostra vita e le influenze esterne sono molto relative, perché quello che accade nel nostro mondo interiore dipende solo da noi e non dagli altri. Da questo punto nasce una prima riflessione: non giudicare mai nulla, perché ognuno di noi percepisce le cose in modo soggettivo, cioè dipendente da se stesso; proprio per questo motivo ognuno di noi non ha mai una visione veramente obiettiva delle cose. In tutti gli eventi o situazioni esistono delle qualità e dei difetti, amplificare le prime o i secondi dipende sempre dal tipo di scelta che noi facciamo, di come intendiamo le relazioni con gli altri.Questo mi fa pensare per esempio, a come nascono e muoiono le amicizie o gli innamoramenti e a come in pochi attimi si possono trasformare in odio e avversione.
I rapporti non sono mai stabili, ma variano e questo dipende sempre da come la nostra mente percepisce le situazioni e come critica: l’energia della critica è infatti legata alla parola e questa «va in tutte le dieci direzioni», cioè si trasforma. Se in un primo momento una certa relazione può essere meravigliosa, legata al desiderio, quando cambiano le attese e le percezioni della mente, può trasformarsi in qualcosa che arreca sofferenza e dolore.
Il miglior modo per riuscire a relazionarsi è quindi per prima cosa non giudicare e non criticare; questo non significa però chiudere gli occhi davanti alle cose che ci sembrano errate, occorre spiegarsi ed evidenziare in modo gentile ciò che ci sembra sbagliato: per realizzare dei rapporti corretti occorre creare un’immagine positiva di relazione con gli altri.
Tutti i rapporti della nostra quotidianità possono essere visti come degli insiemi, formati da tante parti: occorre perciò, se vogliamo cambiare in modo positivo le nostre relazioni, modificare e lavorare una parte alla volta. In altre parole, cambiare la nostra proiezione mentale iniziando dalle piccole cose: fare per esempio attenzione a non accumulare tensioni o rancore.
La mente può essere educata a non lasciarsi coinvolgere dagli eventi e per ottenere queste capacità bisogna imparare a distaccarsi dalle cose, avere uno spazio interiore, far sì che l’energia mentale sia indirizzata su qualcos’altro e serva da supporto per adoperarsi a creare positività. Altre volte invece significa fare le stesse cose, ma con una visione interiore ampia, accettando i limiti delle situazioni e traendo la massima positività dagli eventi.
Per concludere, per creare delle buone relazioni, è importante esercitare la nostra libertà di cambiare gradualmente la nostra mente e mettere in pratica quanto insegnava circa mille anni fa il grande maestro Atiśa: «quando sei da solo osserva ciò che pensi, quando sei con gli altri osserva ciò che dici».
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