A cosa servono e perché le recitiamo?

Una delle curiosità principali che sorge nel momento in cui ci approcciamo a una sessione di meditazione è quella di chiedersi come mai su ogni sadhana (testo sacro in cui sono riportate le pratiche da recitare) un’estesa parte è dedicata alle «preghiere preliminari» e se queste hanno la stessa importanza della pratica principale che si sta svolgendo.
Al contrario di quello che si potrebbe credere, le pratiche preliminari hanno una doppia importanza: in primo luogo aiutano il praticante a «staccare» dal vissuto della giornata, il continuo flusso di pensieri ed emozioni che ha dentro di sé, rendendo quindi la sua mente più pacata. Inoltre servono poi a «preparare» mentalmente il praticante alla profondità dell’insegnamento o della preghiera principale che ci si appresta a ricevere o a recitare.

Spesso i Lama fanno recitare più e più volte le pratiche preliminari, includendo non soltanto quelle classiche della nostra tradizione del Buddhismo Vajrayana (comprendono «la presa di rifugio» « le 7 meditazioni illimitate», «il nome mantra del Guru Radice» e «l’offerta del Mandala di guarigione»), ma anche numerosi mantra la cui vibrazione ha il potere di pacificare la mente. In alcuni testi specifici, come per esempio in «Cinquanta versi di devozione al Guru» o «Gurupancāsikā», le pratiche preliminari comportano anche un karmayoga fisico: l’autore Asvagosha esordisce già dal primo verso indicando il rituale delle prosternazioni, che apportano leggerezza al corpo e alla mente.

A livello monastico i monaci imparano altri rituali più specifici che sono considerati preliminari: purificare il luogo della meditazione, preparare le offerte sacre e servire il proprio Maestro durante le cerimonie di iniziazione. Preparare tutto ciò in modo preliminare è necessario per favorire lo sviluppo dell’insegnamento spirituale all’interno della comunità.
Cadenzare Mantra e preghiere è utile per trasformare l’attitudine mentale dannosa in una nuova, positiva ed equilibrata, e a sviluppare le più alte qualità mentali, simili a quelle di un Buddha. La recita della “Presa di rifugio” vuol dire stabilire una connessione specifica con i Tre Gioielli, il Buddha (il Perfetto Asceta), il Dharma (l’insegnamento) e il Sangha (la comunità spirituale). Scandire le “Sette meditazioni illimitate” abitua la mente a sviluppare amore, compassione ed energia di guarigione, a beneficio di noi stessi e degli altri. Ripetere il “Nome Mantra del proprio Guru” permette di richiamare l’energia del Lignaggio e sigillare la nostra pratica meditativa. Offrire il “mandala” al Guru porta a sviluppare la nostra generosità e attitudine al donare, ringraziando per ciò che si riceve.
Le meditazioni preliminari ci aiutano anche a riportare la nostra mente nel qui e ora, affinché sia più facile concentrarsi ed essere focalizzati su ciò che si sta facendo.

Per favorire un buon livello di meditazione occorre anche cercare di mantenere una postura corretta (leggi l’approfondimento su cosa significa meditare e guarda il video per imparare una corretta postura di meditazione: Cos’è la meditazione? )

Partecipa alle nostre sessioni di meditazione per «toccare con mano» il significato delle pratiche preliminari e fare un’esperienza diretta.

Chiara


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buddhismo, buddismo, centro buddha della medicina, meditazione


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