Un fine o un mezzo?

«Come un Mantra» è una similitudine entrata nel linguaggio occidentale per indicare una ripetizione di parole reiterata nel tempo e che ha il potenziale di cambiare qualcosa.
Non fa propriamente parte della nostra cultura associare il cambiamento alla parola ripetizione, anzi, per noi, ripetere risulta abbastanza noioso.
Eppure «come un Mantra» ha proprio questa esatta accezione: ripetere per cambiare, muovere qualcosa dentro di noi, nella nostra Mente.
Nel buddhismo, la recitazione dei Mantra è una vera e propria pratica spirituale.

Internet è stracolmo di Mantra da ascoltare e spesso l'approccio senza «istruzioni» può risultare un po’ confuso: a qualcuno potrebbe ricordare la pratica della preghiera, ad altri ancora potrebbe sembrare una formuletta magica dal significato ignoto, da sperimentare al momento del bisogno per ottenere relax, per evitare di esplodere di rabbia o avere colpi di fortuna vari.
L'essenza di questa pratica, invece, rappresenta un vero balsamo per la mente.
La parola Mantra viene dal sanscrito e diverse sono le ipotesi della sua derivazione, ma la più accreditata è quella di una fusione di manah, che indica la mente e trāyate, che significa libera: man-tra significa «ciò che libera la mente».
Si tratta di un insieme di sillabe o parole, generalmente in sanscrito, che vengono vibrate attraverso la voce e fanno riferimento a una particolare Divinità. Anche se le singole parole possono avere un senso compiuto, il Mantra non è di fatto traducibile poiché si tratta di una vibrazione, le cui qualità vanno molto oltre un qualsivoglia significato.

Come si pratica correttamente il Mantra, in modo che sia davvero utile?
Per realizzare la potenzialità insita di un Mantra occorre primariamente averne ricevuto la trasmissione da un Maestro accreditato, che, a sua volta e dal proprio Guru, abbia appreso tutti gli insegnamenti relativi alla Divinità a cui lo stesso è riferito e soprattutto che ne abbia fatto esperienza diretta, realizzandone l'essenza.
I Mantra sono moltissimi e sono legati alle innumerevoli divinità buddhiste che rappresentano le diverse qualità illuminate della mente che ogni essere può arrivare a ottenere. Nella tradizione è il Maestro a indicare il Mantra più adatto alla persona che gli si rivolge per chiedere un aiuto a cambiare qualcosa di se stessa ed è proprio da Lui che riceve la trasmissione, il permesso e le istruzioni specifiche per praticarlo, affinché possa derivarne un'esperienza benefica.
All'inizio, per il praticante, la recita del Mantra ricevuto può risultare difficile, spesso non si riesce a pronunciare correttamente tutte le parole e l'ego può manifestarsi con diverse strategie, facendoci sentire stupidi, annoiati o incapaci: è proprio questo il momento di non arrendersi e andare avanti con la pratica!
Possiamo decidere di superare un punto di caduta portando la nostra mente oltre i dubbi e le difficoltà e, proseguendo gradualmente e in modo costante con la recita, qualcosa accade: la mente si pacifica e a poco a poco nasce in noi un modo per vibrare quel determinato Mantra che sentiamo giusto e armonico. Con il tempo potremmo renderci conto di come il Mantra possa essere un buon amico per la nostra mente e come possa aiutarci nei momenti di sconforto, di rabbia, di difficoltà, ma in realtà, si può andare ancora ben oltre.
Portando avanti la recita del Mantra e integrandola con la pratica della Sadhana (il manuale di istruzioni) della Divinità relativa, si impara non solo a utilizzarlo per calmare la mente e renderla più chiara, ma si arriva a vivere un’esperienza che diventa sempre più profonda, al proprio interno e che non ha parole, ma è elevata e benefica.
Un completamento mirabile a tutto questo è rappresentato dalla dedica della nostra pratica verso gli altri: ciò che abbiamo ricevuto è talmente prezioso e forte che non può essere limitato a noi stessi, ma è così ampio da richiedere di essere donato agli altri.


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