Il primo anello: l'ignoranza

«Condizionata dall’ignoranza sorgono le formazioni karmiche, dunque che cos’è l’ignoranza? Ignoranza del passato, ignoranza del futuro, ignoranza del passato e del futuro, ignoranza interiore, ignoranza esteriore, ignoranza interiore ed esteriore, ignoranza dell’azione volontaria (karma), ignoranza del suo frutto, ignoranza del Buddha, ignoranza del Dharma, ignoranza del Sangha (comunità), ignoranza della sofferenza, ignoranza dell’origine della sofferenza, ignoranza della cessazione della sofferenza, ignoranza del sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza, ignoranza della causa, ignoranza delle cose che si producono dalle cause, ignoranza delle cose salutari e non salutari, biasimevoli e non biasimevoli, da seguire e non seguire, ignoranza delle cose che si producono a causa delle condizioni, basse o alte, bianche o nere, formate da varie parti. Ignoranza delle sei basi sensoriali e del loro modo di operare. L’ignoranza è la non comprensione, la non visione, la tenebra, il non vedere la vera natura delle cose».

Il «Sutra dei dodici anelli», detto anche «Sutra della coproduzione condizionata», spiega la relazione tra dodici livelli che nella loro progressione sviluppano ciò che viene chiamato samsara, un ciclo continuo di sofferenza.
L’analisi di ognuno di questi anelli presuppone un grandissimo livello di saggezza e di sapienza, ma non essendo uno studio accademico, bensì un’esperienza fondamentale per la trasformazione della mente, l’approccio alla loro conoscenza è fondamentale per mettere in atto il meccanismo di realizzazione. Ciò che il Buddha indica come primo anello è l’ignoranza, causa fondamentale della sofferenza e del ciclo di rinascite. Nel sutra, il Buddha fa un’analisi molto dettagliata di questo aspetto ed espone trenta tipi di ignoranza, riconducibili a due caratterizzazioni principali: la prima viene indicata come ignoranza fondamentale ed è rappresentata dal non vedere la vera natura delle cose e della propria mente, nella convinzione che i fenomeni siano esistenti in sé e per sé. Non considerare o negare la legge di causa - effetto rende i fenomeni, cioè tutto ciò che ci circonda, comprese le persone, come «solidi» e apparentemente immutabili, eterni e ineluttabili. Questa visione rende la mente molto pesante, incapace di vivere il qui e ora e di discriminare ciò che dà felicità da ciò che crea dolore. La seconda caratterizzazione viene chiamata ignoranza di composizione: questa ci fa agire senza comprendere cosa sia l’interdipendenza, ossia la relazione tra gli esseri e i fenomeni, facendo sì che le nostre azioni vengano prodotte senza consapevolezza delle conseguenze che porteranno per noi, per gli altri e per l’ambiente che ci circonda... piantando così i semi per la ripetizione di percorsi dolorosi e di sofferenza.
L’aspetto meraviglioso risiede nella comprensione di come tutto sia costantemente in trasformazione, compresa la nostra mente, e quindi, come questo renda possibile il cambiamento.
Non esiste un destino ineluttabile, quindi attraverso la conoscenza e l’esperienza fattiva del percorso indicato dal Buddha possiamo creare le basi per la felicità, proprio qui e proprio ora.


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